Oramai avevo sette anni e sentivo la necessità di sapere ciò che era giusto e ciò che non lo era. Ero assetata di sapere, del perché delle cose, di conoscere il comportamento umano e ampliare le mie vedute, visto che ero sola con me stessa e nessuno mi parlava. Sentivo la necessità di leggere libri importanti, non le solite fiabe del lupo e della strega. In una stalla attigua alla lavanderia, giù dalle scale, notai tanti libri buttati a terra, alla rinfusa. Ne scelsi qualcuno per leggerli di nascosto. A quelli ne seguirono altri e così via. Erano libri di scuola superiore. Con mia madre non c’erano rapporti di fiducia e di dialogo. Non aveva tempo per dedicarsi a me e questo mi faceva sentire inutile, chiusa in un guscio. Leggendo mi accorsi che riuscivo a sentirmi meno sola e che quei libri erano di conforto alla mia solitudine, oltre che alla mia mente che si apriva a cose nuove. Divoravo i testi e tutto quello che era scritto era interessante. Man mano che leggevo acquisivo nuove cognizioni, non c’era più noia. Ero felice. Ma ancora una volta mi ritrovai con l’appellativo di ladra, quando le L. s’accorsero che prendevo libri senza chiedere il permesso. Da parte mia ero convinta di aver agito in buona fede, visto che i libri erano abbandonati in una angolo per terra e quindi inservibili. Intanto piangevo per tutte le ingiustizie. Dopo qualche giorno mi accusarono ingiustamente di aver rubato una collana di valore che non avevo mai visto, perché non avevo mai messo piede nella stanza dove dicevano che si trovava la collana. Questo fu il pretesto per mandarci via.
Dopo tanti anni seppi da una donna che frequentava casa L. che ero stata accusata di furto come pretesto per mandarci via perché non volevano più mia madre al loro servizio dato che, oltre a mancare nella competenza domestica per non averla appresa da ragazza, faceva errori e ciò perché iniziava ad avere problemi di vista. Purtroppo il suo carattere orgoglioso e chiuso non le permetteva di chiarire, chiedendo sostegno e aiuto.
Restammo ancora una volta sole e ci ospitò un’amica che consigliò a mia madre di mettermi in istituto e trovarsi un lavoro su Bari.
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