sabato 16 luglio 2011

Torino, l'abbandono e la nascita di Franco

Giungemmo a Torino che era mezzanotte, prendemmo un tassì che ci condusse all’albergo Porta Nuova che era lì vicino. Una cameriera ci accompagnò in una stanza al quarto piano. Ci chiese se avessimo bisogno di qualcosa. Io  em ia madre eravamo molto stanche, avevamo voglia di dormire ma  mio padre disse che sarebbe sceso per prendere un caffè. Non tornò più. 
Mi svegliai verso l’alba e mia madre era ancora sveglia e preoccupata perché papà non era tornato. Gli era forse accaduto qualcosa? C’eravamo cacciate in un brutta situazione. Cercai di alzarmi per fugare l’angoscia che mi attanagliava il respiro. Cominciai ad aver paura, cosa avremmo fatto sole ed abbandonate? Ero una bambina di undici anni e mezzo. Che brutto destino! Uscii in corridoio per riuscire a parlare con qualcuno. Vidi una cameriera in fondo al corridoio e le dissi l’accaduto: “mio padre dopo essere sceso giù non è più tornato!”. Lei ci consigliò di rivolgerci alla padrona dell’albergo, la quale mi disse che papà aveva pagato la stanza per un giorno, era uscito e non ne sapeva più nulla. Ci consigliò di rivolgerci alla questura. La mamma aveva con sé i franchi che le avevo dato con le lettere trovate aperte nella cassetta della posta. In  quella occasione furono molto utili. Potette così pagare l’albergo per qualche giorno ma passarono molti giorni e mio  padre non si faceva più vivo. Ritornammo in questura per sapere notizie sulle loro ricerche. Nessuna notizia, di mio padre neppure l’ombra. I funzionari ci dettero del denaro in attesa di accertamenti. Ma un giorno, tornando all’albergo, la padrona ci consegnò una sua lettera, proveniva da Saint Jean . Mia madre  l’aprì tremante, erano inclusi centocinquanta franchi  e  ci pregava di tornare a C. il suo paese d'origine. Nella lettera c'era scritto “Sono convinto che non potremo mai vivere insieme. Non ho rimorsi per quello che ho fatto, anzi sento di essere un galantuomo. Addio!”. Il giorno seguente andammo in questura per far leggere la lettera. Dato lo stato di gravidanza della mamma, i funzionari pensarono di procurarci i passaporti  per farci tornare in Francia da mio padre essendo lui il responsabile tenuto al mantenimento della propria famiglia. In attesa che i documenti fossero pronti  fummo ospitate nel ricovero “Casa Arnaldo Mussolini” dove alloggiava la gente povera. Lì restammo sino all'ennesima partenza per la Francia dove la parmanenza fu ancora più dolorosa. Da lì a breve ripartimmo e ci trovammo all'Ospedale Regina Mrgherita di Bordighiera dove nacque mio fratello Franco. Anche in quel luogo mi sentivo bene. Mentre mia madre era a letto, io aiutavo le ragazze e davo lezioni di italiano. Mi dicevano che forse potevo restare lì e lavorare come maestra perché ero brava. Ricordo la nascita del mio nuovo fratellino (....)

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