È uno sbaglio imporre ai figli la nostra volontà e guidarli per la strada scelta da noi? È sbagliato dire loro in ogni momento di fare questo o non fare quello? Si. Perché così soffochiamo la loro personalità e non li abituano a decidere di testa loro. Ma bisogna permettere di far fare loro tutto ciò che desiderano? Qui il discorso diventa più complesso. A concederli libertà assoluta si sbaglia: i giovani, come del resto tutti gli esseri umani, tendono a scegliere la strada più facile e quando sono liberi di comportarsi a modo loro è probabile che vadano lontano. La permissività da parte dei genitori produce figli viziati. Ma qual è il metodo giusto? Credo che il metodo giusto sia quello della responsabilità. Bisogna dire ai giovani: tu fai pure quello che vuoi ma sappi che ne sopporterai le conseguenze. Chi sbaglia paga e i cocci sono i suoi. I buoni educatori questa frase dovrebbero insegnarla sin dall’infanzia. Ai nostri tempi si veniva educati soltanto alla repressione. Bisognava ubbidire e basta anche se non era giusto. La pubertà, che tempo sconvolgente! Si abbatte una tempesta ormonale, la vita interiore esplode, ci si rinchiude in sé mentre si sente l’esigenza di stare con i coetanei, con gli altri navigatori di quella difficile e tormentata età. I genitori dovrebbero per primi star loro vicini sapendo che tutto passerà. La nostra generazione è invece vissuta in un clima di tabù e apprensione, non era abituata né capiva cosa fosse successo loro nello stesso periodo della loro adolescenza e si andava avanti con le botte. Così pure con i problemi sessuali che non si riuscivano a capire. Si reagiva alle difficoltà con ostilità e indifferenza. Non si aiuta l’altro a sorridere e a ritrovare la speranza prendendo l’atteggiamento del giudice che condanna e sottolinea ogni volta gli errori e le insufficienze dell’altro.
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