Passarono molti giorni. I miei genitori mi avevano promesso che sarebbero tornati a prendermi al più presto ma non si facevano vivi. Il mio dramma interiore si aggravava. Avevo paura di aprirmi, anche perché le suore mi chiedevano il perché non si facessero sentire. Chissà cos’altro era successo tra di loro. Di quell’avvenimento ero stata l’unica spettatrice. Le amiche mi invidiavano per la fortuna che mi toccava di aver ritrovato la famiglia e di dovermene andare dal collegio, mentre loro erano destinate a restare chiuse in quel luogo. Io tacevo, mentre provavo sentimenti strani, misti a gioia, delusione, amarezza, incertezza. L’unico sfogo era la preghiera. Finalmente un pomeriggio venne a chiamarmi una suora. In parlatorio c’erano i miei genitori venuti per portarmi via. Le amiche piangevano, le suore erano commosse. La Superiora raccomandava mio padre di farmi continuare gli studi perchè, come lei diceva, ero una ragazza intelligente. Baci e abbracci da parte di tutta la comunità. Con le lacrime agli occhi seguii i miei genitori. Mi condussero in un albergo di Bari, l’Albergo Russo, così si chiamava. Chiesi a mia madre qualcosa sul ritardo nel venirmi a prendere e lei rispose che avevano litigato. Mi resi conto che i loro rapporti erano tesi. Si discuteva della partenza in America dove mio padre aveva il suo lavoro e doveva assolutamente ritornare mentre mia madre era decisa a non voler partire. Aveva i biglietti di andata e ritorno ed era deciso a partire. Ogni giorno la solita discussione sull’argomento viaggio. Liti, pianti di mia madre, oltre ai suoi digiuni perchè si metteva a letto e non mangiava. Mio padre si sfogava con me dicendomi che la mamma non era cambiata e che gli conveniva tornarsene da solo in America. Per lui l’unico dispiacere era quello di allontanarsi da me. Ma io lo supplicavo di non lasciarci ancora una volta e di cercare un modo per andare d’accordo con lei. Non volevo sentirmi più sola.
Adesso dico che in certi momenti bisogna sforzarsi di tenere in mano la propria vita, assumendosi pienamente le proprie responsabilità e cercando di superare le difficoltà con l’aiuto di Dio e quindi con la preghiera. Ora io so che non è facile vivere con gli altri, la libertà è una cosa bellissima, sentirsi liberi senza costrizioni altrui è una coraggiosa autonomia, ma non deve farci perdere di vista il prezioso aiuto che può provenirci dal rapporto con gli altri. Basterebbe poco per vivere bene, per gli uomini di buona volontà. Il fatto è che si vive persi da tanti problemi, senza mai prendersi il tempo di riflettere su cosa si dovrebbe fare per vivere bene. Ci si dà da fare per raggiungere tante mete esteriori e si dimentica che la prima condizione di felicità sta nel conoscere se stessi, nel mettere a fuoco le linee di comportamento che ci danno pace e serenità. Ognuno dovrebbe cercare di conoscere i propri difetti, fare autoanalisi come ho fatto mille volte io per migliorare me stessa durante tutta la vita. Ci vuole la capacità di ragionare con saggezza in ogni situazione, in modo da viverla nella maniera migliore.
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