sabato 16 luglio 2011

Quella casa vuota

Sono rimasta sola con mia madre all’età di quattro anni, quando perdetti il mio unico amichetto, il mio fratellino Franchino, di appena due anni. C’era con noi anche la nonna Adelaide che faceva l’ostetrica e che di tutto si occupava. Vivevamo a Cerignola in una abitazione bella e confortevole. Giocavo con mio fratello, la mamma ci vestiva con vestitini uguali, come fossimo gemelli. Mio padre era partito per l’America. Guardavamo una fotografia appesa alla parete e Franchino diceva: “Bello papà! Bello papà!”. Sono le uniche parole che ricordo di quel tempo, oltre alla voce di mia madre che gli rispondeva: “Brutto papà, brutto!”. Un giorno vidi il mio fratellino disteso sul letto con un vestitino bianco ed una corona di fiori dello stesso colore tra i capelli. Lo chiamavo, lui non rispondeva. In casa c’era tanta gente. La mamma singhiozzava riversa sul letto. Non sapevo cosa stesse succedendo. Una signora mi prese in braccio e mi disse: “il tuo fratellino è morto, non giocherà più con te”. Lo guardai, lui era lì, pallido, muto. La sensazione di quel momento era penosa e qualcosa mi stringeva la gola. Più tardi mi accompagnarono sul balcone e vidi arrivare una carrozza nera con due cavalli che si fermò sotto il balcone. Due uomini posarono la piccola bara bianca sopra una coperta di seta. Guardavo senza capire. La mamma piangeva e stremata dal dolore guardava il soffitto come un automa. Il giorno dopo, nelle prime ore del mattino, un’altra carrozza ci portò al cimitero. Ci avviammo in una cappella e con raccapriccio vidi infilare la piccola bara in un’apertura di un muro. Non ho più dimenticato quella scena. A soli quattro anni provavo il mio più grande dolore. Fu l’inizio della mia solitudine. Ero sempre sola in quel triste ambiente. La mamma sempre abbandonata sul letto, la nonna che era cambiata e non lavorava più, pregava sempre e mi faceva giocare percorrendo la casa come fossimo in processione, con lei che portava un quadro con il Cuore di Gesù. Erano gli ultimi sprazzi della sua vita. Povera nonna, anche lei così sfortunata! Tutta quella tragedia sconvolse la sua mente. La nonna si ammalò, fu ricoverata non so dove e morì non so come. Oramai vivevo in una casa vuota. Era sempre tutto buio e il pianto di mia madre mi rattristava terribilmente.


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